È la sera dei miracoli, fai attenzione, qualcuno nei teatri di Miskolc fa a pezzi una canzone. Versi rivisitati di Lucio Dalla a descrivere l’attesa che la gente del Bartòk Plusz Festival 2017 ha potuto finalmente soddisfare venerdì 23 giugno quando il sipario del Teatro Nazionale di Miskolc si è aperto sui 100 preziosissimi grammofoni che facevano parlare di sé da giorni e giorni. (David Toschi – operaclick.com)

 

Ancora un’installazione originale, e in prima assoluta, che il quarantenne compositore italiano, Girolamo Deraco, di stanza a Lucca ma già con un piede a New York e la mente al mondo, ha presentato a questo Festival che due anni fa lo vide ancora protagonista con Taci, opera contemporanea, la più breve di tutti i tempi, sviluppata ed eseguita in 8 secondi.

Il concetto di Deraco è immediatamente chiaro. Musica è arte pienamente inserita nel contesto delle altre arti performative. Comprende quindi il coinvolgimento dell’intero universo percettivo e ha nell’Opera (intesa come genere del teatro musicale) il suo maggior compimento.

C’è ancora questo, in sintesi, in Phonè, la nuova composizione per 100 grammofoni, cento musicisti e coro che ottenuto il successo che merita in questo Festival è pronta a replicarsi in giro, costruendosi il futuro che produttori e pubblico vorranno, di qui in avanti, assegnargli.

Phonè è opera concettuale, perché ideata ponendosi una seria di assunti a sostegno.
Ribaltare intanto la direzione analogico - digitale (si riproduce il disco col grammofono e se ne digitalizza il suono) per assumerla in una direzione bidirezionale in cui il disco rivela contenuti digitali che vengono “suonati” analogicamente dai grammofoni.

Superare la dicotomia fra suono riprodotto e suono dal vivo, attraverso l’impiego di un Coro che esegue in partitura quello che è scritto per lui, integrando e completando le parti scritte per musica elettronica che sono eseguite dallo strumento meccanico.
Phonè è opera concreta, perché basata su una partitura dettagliatamente scritta, su parti distribuite ai musicisti (che gireranno al momento stabilito la manovella per caricare lo strumento grammofono e porteranno poi il braccio alla traccia per iniziare di fatto l’emissione del suono) e ai coristi, diretta da un direttore musicale. In questo caso il bravissimo Ádám Cser.

La composizione di Deraco ha dimostrato una matura solidità di impianto, rivelandosi di grande impatto nella sua dimensione visiva (i gesti erano eseguiti con la massima corrispondenza al gesto direttoriale) e provocando effetti alternati, straniamento e partecipazione affettiva, con l’esecuzione musicale dei grammofoni e del coro.

L’insieme della performance mi sento di poter dire abbia raggiunto i risultati massimi che un esperimento di tale natura possa ottenere, con un pubblico non omogeneamente concorde sull’interpretazione del fatto musicale e teatrale ma coeso nel tributare un vigoroso tributo di applausi e consensi agli esecutori e al compositore.

Un ulteriore apporto alla ricerca musicale, un contributo efficace all’avvicinamento del pubblico ai percorsi della musica contemporanea.

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