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Maratona Bartók

L’allestimento del Castello di Barbablù, con le sue sette porte, ha già visto ogni forma di realizzazione scenica e rappresentando così una vera e propria prova di fantasia e originalità per qualsiasi regista vi si voglia confrontare.

Il Festival d’Opera di Miskolc BartokPlus ne propone ogni anno un allestimento che in questo 2016 è stato inserito in una Maratona Bartók composta dall’unico titolo operistico del musicista ungherese e dai suoi due balletti Il mandarino meraviglioso e Il principe di legno.

Ideato come una sorta di rappresentazione fatta essenzialmente da luci, proiettate ai lati del lungo palcoscenico tipo passerella da sfilata, le situazioni drammatiche proposte dal libretto di Bela Balázs sulle musiche di Bartók, sono descritte da fasci di luci iridescenti che mutano colori e disegni sullo svolgersi del piano narrativo.
Un lavoro predisposto dal regista Géza M. Tóth, che ha avuto il pregio di gestire efficacemente il difficile spazio del Palazzo del ghiaccio che ha ospitato la Maratona.
Palcoscenico disposto lungo la pista da Hockey e Orchestra spiegata in fondo, il pubblico si trovava a vedere davanti o dietro del lungo palcoscenico, senza quindi né scene, né fondali, né quinte, e a trovare all’estremità destra, o sinistra, la solida e consapevole Pannon Philharmonic, una massa orchestrale composta da più di novanta elementi diretti magistralmente dal direttore ucraino Lyniv Oksana, uno dei più straordinari talenti recentemente affermatisi nel panorama dell’Opera internazionale.

Ungheresi i due protagonisti. A interpretare il Duca Barbablù il basso transilvano Bálint Szabó, voce dal timbro nobile, in grado di dominare l’intera tessitura, più baritonale invero, con sicurezza. La sua terza moglie, Judit, è interpretata dal mezzosoprano Ildikó Komlósi, la cantante ungherese più nota e apprezzata dai pubblici operistici di tutto il mondo, in grado di presentare un personaggio vocalmente ineccepibile, misurato drammaturgicamente su un carattere di sorpresa contenuta o, per meglio dire, forse consapevole (mi si perdoni il mezzo ossimoro). La scansione chiarissima e il canto sempre perfettamente intonato della Komlósi, permettono alla sua Judit di esprimere con completezza ciò che il testo chiede: rappresentare una donna innamorata che per conoscere il suo uomo è disposta ad aprire, una dopo l’altra, le sette porte che, con le diverse luci e colori che ne scaturiscono, ritraggono l’universo di Barbablù fino poi a rivelarne la sua completa essenza egoistica e, probabilmente, misogina. Il sapiente gioco delle luci e dei colori rappresenta infine non più esclusivamente l’architettura drammatica dell’opera ma anche le colorazioni crude, taglienti e adamantine della voce del grande mezzosoprano, protagonista fra poche settimane dell’Aida che riaprirà la Stagione dell’Arena di Verona.

La bella rappresentazione semiscenica del Castello di Barbablù è stata contornata dai due balletti più famosi composti da Bèla Bartók.
Il Mandarino meraviglioso è una Suite da concerto progettata da Bartók in una pantomima in un atto. La vicenda che il compositore ungherese descrive in musica, è sottesa a un testo di Melchior Lengyel, un drammaturgo suo coetaneo, che narra una vicenda di sfruttamento minorile. «In un covo di delinquenti, tre furfanti costringono una ragazza bella e giovane ad adescare dei passanti per poi derubarli dei loro averi. Il primo è un vecchio laido, il secondo un giovane senza soldi, ma il terzo è un sano cinese. Quest’ultimo è un buon colpo, e la ragazza lo intrattiene con una danza, risvegliando il desiderio del mandarino fino a farlo pulsare appassionatamente. La ragazza indietreggia terrorizzata. I delinquenti lo attaccano, lo derubano dei soldi, lo soffocano con delle coperte, lo colpiscono con una lama ma invano: non possono sopraffare il mandarino, gli occhi del quale guardano la ragazza con bramosia e passione. La sensibilità femminile viene in aiuto della ragazza che appaga il desiderio del mandarino, il quale cade a terra finalmente senza vita.” Così lo stesso Bartók ne riassume la trama.

L’Orchestra Pannon Philarmonic dimostra la sua secolare esperienza (ha più di duecento anni di vita) restituendo agli ascoltatori un flusso sonoro in grado di soddisfare ogni più esigente orecchio.

Sezioni compatte, precisione negli attacchi e un suono estremamente duttile alle variazioni dinamiche hanno permesso a Lyiniv Oksana, rivelazione della serata, di dominare gli imponenti flussi sonori con ogni pertinenza semantica dettata dalla partitura, di illustrare con eccezionale evidenza i colori e caratteri sempre netti così come Bartók li ha ponderati.

Il principe di legno è infine un balletto in un atto composto nello stesso periodo delle due opere precedentemente recensite (dal 1911 al 1919). Vede la luce in piena guerra (1916) ed è ancora una volta affidato alla penna di Bèla Balazs (già librettista del Barbablù).

La vicenda, descritta da musica e azione coreografica, racconta di un principe che intende sedurre una bella principessa ma è sempre ostacolato nel suo intento dagli interventi di una fata che grazie agli elementi della natura, pilotati allo scopo, rendono vano ogni suo tentativo. Solo quando entrambi riusciranno a spogliarsi di ogni condizione esogena (mantello e corona, gli orpelli principeschi) e rimarranno nudi a confronto con l’acqua e la foresta, potranno reciprocamente amarsi.
Dotato di un ricco patrimonio etnofonico, acquisito in anni e anni di registrazioni e lavoro sul campo, Bartók riesce a definire una partitura ricchissima di colori e di elementi percussivi che superano, anche grazie all’agilità dei linguaggi musicali meno colti, la crisi tonale tardo-romantica rivelando soluzioni metriche più libere e nuove combinazioni armoniche.

L’esecuzione della lunga partitura del Principe di legno, che dura un po’ più di un’ora, è stata presentata in due parti, inziale e conclusiva della serata. Riallacciarne il discorso, dopo Il Castello di Barbablù e Il mandarino meraviglioso, è stato meno difficile del previsto.
Esito quindi eccellente e pubblico plaudente!

La recensione si riferisce allo spettacolo dell'11 Giugno 2016

David Toschi

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